L’altra faccia della medaglia ferroviaria: tra polveri tossiche, rumore e disservizi

SEMPRE UN BENEFICIO?
L’annosa questione relativa ai treni

Non v’è alcun fondato motivo di dubitare che, facendo ricadere sul treno la scelta per intraprendere i propri spostamenti, si decide – sia pur indirettamente – di tagliare in maniera significativa l’emissione di gas tossici e letali, tra cui l’anidride carbonica: ciò reca senz’altro un beneficio all’ozono ed alla collettività, che ogni sacrosanto giorno si trova costretta ad inalare ingenti quantità di smog emesso dai veicoli a motore termico, nonché – in misura decisamente superiore – dai velivoli che continuano a solcare i nostri cieli. 

Pur tuttavia, c’è sempre da guardare l’altra faccia della medaglia, costituita dai danni che la circolazione ferroviaria potrebbe arrecare non tanto all’utenza quanto piuttosto a quei consociati che lavorano nel settore, ovvero dimorano in zone ove transitano i convogli (oppure ad esse limitrofe). 

Il presente articolo mira, per l’appunto, a descrivere con chiarezza i potenziali rischi che, nel quotidiano, le categorie di soggetti sunnominate continuano tuttora a correre. 

LA VICINANZA AD UNA SEDE FERROVIARIA

Innanzitutto, si evidenzia che la frenatura delle locomotive dà luogo ad uno stridio che, alla lunga, potrebbe nuocere ai timpani degli astanti, finanche con i treni più nuovi, che vengono frenati non più a ceppo, bensì col sistema a disco (col quale non sono più delle ganasce a ridurre i giri delle ruote, ma un disco collocato ai lati dell’assale): difatti, anche le locomotive di recente costruzione emettono un rumoraccio tremendo, come quelle impiegate per Regionali a lungo raggio ed Intercity.

Inoltre, l’attrito delle parti metalliche delle rotaie dei treni sprigiona quantità di pulviscoli sottili, altamente tossici e cancerogeni. 

Circa dieci anni fa, lo Studio Vizzino presentò una diffida all’EAV Campania, invitandola a ridurre le emissioni di rumore e limitare lo sprigionamento di polveri (in particolare di fuliggine) la cui diffusione è in grado di arrecare danni di notevole portata. 

Data la pericolosità di tali sostanze, potrebbe accadere che tanto il residente quanto il lavoratore nelle zone limitrofe alle stazioni e/o i passeggeri ed accompagnatori in attesa dei treni avranno la facoltà di poter agire in giudizio qualora dovesse sopraggiungere una malattia conseguita all’inalazione delle polveri in questione (che, beninteso, va debitamente allegata e dimostrata).

In altri termini, chi abita nelle vicinanze di una sede ferroviaria va incontro a molteplici rischi, quali ad esempio la compromissione delle capacità respiratorie, i traumi acustici e, come accennato poc’anzi, le patologie di natura oncologica: una situazione a dir poco sgradevole!

Va evidenziato, inoltre, che tali emissioni possono irrimediabilmente compromettere il decoro degli stabili che costeggiano le linee ferroviarie locali: difatti, col passare degli anni…le relative facciate assumono un colore diverso da quello originario, un rosso quasi carminio o – in situazioni estreme – un vero e proprio nero fumo!

Inoltre, i pulviscoli sottili sprigionati dal transito dei convogli – complice anche l’obsolescenza delle rotaie e la manutenzione alquanto carente degli impianti, cui s’accennerà fra breve – potrebbero mettere a serio repentaglio la salute di chi, per svariate ragioni, si trova nelle zone servite dalla rete ferroviaria. Qualora ne vengano respirate quantità significative, il rischio d’ammalarsi di cancro diviene altissimo! Senza trascurar, poi, le vibrazioni, causate perlopiù dallo scorrimento delle ruote sui binari, di cui pagano tuttora le conseguenze i residenti degli immobili circostanti le linee ferroviarie. A tal riguardo, lo scrivente avvocato Vizzino ha posto a disposizione dei lettori un apposito questionario (che troveranno in calce), corredato da elementi tecnici, avente lo scopo di agevolarli nell’invocare la tutela dei propri diritti in caso di rischi e/o patologie connessi con la circolazione incontrollata dei treni.
Tale questionario mira, parallelamente, all’acquisizione delle notizie necessarie alla realizzazione di un servizio televisivo avente ad oggetto la problematica in discussione, in modo da indurre le Autorità competenti ad agire con prontezza a tutela della salute collettiva.   Tenuto conto del fatto che i binari utilizzati dalle suddette linee sono raramente sottoposti a manutenzione, le emissioni da abrasione, derivanti da maldestre e talvolta oltremodo brusche, qualora oltrepassino la soglia della normale tollerabilità di cui all’art. 844 c.c., sono da considerarsi immissioni intollerabili e nocive che arrecano sofferenza a chi trovasi nei paraggi.  All’uopo, con ordinanza n. 33966 del 5/12/2023 della II Sez. Cass. Civ., si è ribadito il principio, ormai consolidato in giurisprudenza, in base al quale “in materia di immissioni e di emissioni acustiche resta illecito il superamento dei livelli di accettabilità stabilità dalla legge, dovendo il giudizio sulla loro tollerabilità formularsi ai sensi dell’art. 844 c.c., tenendo conto della vicinanza dei luoghi e dei possibili effetti dannosi per la salute delle immissioni” (principio ribadito anche di recente dal Tribunale di Roma, Sez. II Civile, sent. n. 411 del 9 gennaio 2026, che ha definito una controversia in materia di sferragliare di alcuni tram che procedevano a velocità sostenuta nonostante il limite imposto in una zona interessata da lavori). 

LAVORARE IN FERROVIA

Che dire, invece, in ordine alle avversità cui vanno incontro coloro che prestano servizio presso i vettori ferroviari ed i gestori delle infrastrutture? Beh, non si può certo affermare ch’essi lavorino in piena tranquillità, considerato che anche loro sono esposti ad una serie di pericoli connessi con la mansione concretamente svolta. È doveroso precisare, per mero scrupolo – oltreché per chiarezza -, che l’articolo 2087 del Codice Civile onera la parte datoriale di adottare tutte le misure atte a garantire l’integrità fisica e la personalità morale dei subalterni, tenendo conto di tre parametri: la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica. Proprio da questa disposizione codicistica ha preso le mosse, a distanza di parecchi decenni, il Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro (abbr. TUSSL) di cui al D.Lgs. 81/2008, il quale contiene la disciplina di dettaglio in materia. Tralasciando il lungo e complicato iter legislativo (che ha, di fatto, dato luogo a vuoti piuttosto pericolosi nell’àmbito del lavoro ferroviario, con particolare riguardo alle disposizioni tecniche proprie di tale comparto), in questa sede è d’uopo mettere in debito risalto che, ragionando in termini pratici, la vita del ferroviere non è tutta rose e fiori. La riprova di quanto poc’anzi affermato è da individuarsi, in primis, nel tragico incidente occorso a Brandizzo (lungo la linea “lenta” Milano-Torino) il 31 agosto 2023, costato la vita a cinque operai intenti a curare la manutenzione dell’infrastruttura: complice il malfunzionamento di alcuni sistemi di sicurezza, costoro son stati tranciati da un convoglio in corsa. Non si deve, poi, trascurare il carattere pressoché movimentato del personale di macchina e di bordo. Sul primo grava una responsabilità non indifferente, ossia il trasporto di esseri umani, animali e/o merci, la qual cosa implica la necessità di mantenere pronti i riflessi e, soprattutto, la conoscenza a menadito di tutto quanto occorrente a garantire la pubblica incolumità, incluso il funzionamento dei dispositivi di sicurezza più complessi; ma…non sempre questi ultimi rappresentano la soluzione al problema: a farlo notare fu l’allora macchinista Gismondo (nome di fantasia, ndr), il quale, per il solo fatto d’aver palesato alle Ferrovie la pericolosità del pedale VACMA (detto altrimenti “uomo morto”, considerato che la sua introduzione mirava a sostituire in toto l’aiuto macchinista sugli Elettrotreni Rapidi), s’è trovato a dover affrontare lunghissime diatribe giudiziarie, poiché l’azienda gli aveva più volte irrogato un licenziamento che più ritorsivo non si può (nello specifico, egli aveva evidenziato che, dovendo pigiare il pedale ogni trenta minuti per dare un “segnale di vita”, il pilota ferroviario rischiava di distogliere – seppur controvoglia – l’attenzione dal tracciato, nonché di dover contenere la velocità, allungando i tempi di percorrenza). Dicano i lettori se tutto ciò sia o meno foriero di possibile esaurimento, la qual cosa appare senz’altro ovvia!

E dei capi treno vogliam parlare? Beh, direi di sì!

Gli episodi di violenza ai loro danni si stanno esponenzialmente moltiplicando, come testimoniato anche dai media; cionondimeno, si fatica tuttora a trovare un rimedio atto a preservarne concretamente l’incolumità, complice anche l’utilizzo distorto dei fondi che andrebbero destinati alla sicurezza del personale, sistematicamente aggredito da passeggeri che cercano di fare i furbi e viaggiare sui convogli…senza pagare il prezzo della corsa. Per non parlare…dello stress dovuto alla mancanza di sonno, dovuta principalmente all’esigenza di coprire tutti i turni che, all’ultimo secondo, rimangono (misteriosamente) scoperti: questo rappresenta, benvero, un pericolo non indifferente, ed è agevolissimo intuirne il motivo.

VIAGGIARE IN TRENO

Infine, non va di certo sottovalutato il problema del
sovraffollamento e dell’insicurezza dei convogli ferroviari: molti viaggiatori si dolgono, infatti, riguardo alla precarietà delle condizioni di viaggio, le quali ultime – in barba all’art. 32 della Costituzione – sono tutt’altro che salubri.
Limitarsi a dire di «prestare attenzione ai borseggiatori!» non risolve di certo il problema della criminalità a bordo e a terra: il nuovo Regolamento UE sui diritti ed obblighi dell’utenza dei servizi ferroviari (il n. 2021/782, a firma del Parlamento e del Consiglio, del 29 aprile 2021) stabilisce, infatti, espressamente che il vettore è onerato di adottare tutte le misure idonee a far sì che lo spostamento del passeggero (pendolare e non) avvenga in condizioni di effettiva sicurezza (v. l’art. 27 del Reg. UE citato). Ne consegue, pertanto, che, qualora l’impresa di trasporto dovesse venir meno a tale dovere, i paganti ben potranno convenirla in giudizio per il risarcimento dei danni patiti, fornendone, beninteso, la prova.
Gli esempi più lampanti son rappresentati dai convogli delle linee vesuviane e flegree, puntualmente strapieni (specie nelle ore di punta), nonché i regionali a lungo raggio (ad es., da Napoli a Cosenza, effettuati con rotabili adatti unicamente a tragitti brevi): orbene, ciò costituisce la diretta conseguenza del comportamento a dir poco negligente del vettore, che – oltre a non muovere un’unghia per evitare i ritardi e disservizi
tristemente noti – giammai s’è prodigato, nel corso dei lustri, a rispettare le capienze massime dei convogli, tanto con riguardo ai posti a sedere (anche i sedili di bordo sono tutt’altro che confortevoli, e mancano poltrone ad hoc per i viaggiatori a mobilità ridotta!) quanto per quel che riguarda i posti in piedi.
Esemplificando, i treni assumono sistematicamente la parvenza di carnai, la qual cosa mette a serio repentaglio la salute – fisica e mentale – e la sicurezza dei passeggeri, i quali pagano somme piuttosto ingenti per fruire di un servizio a dir poco scadente (oltreché non conforme alla vigente normativa).
Non va dimenticato, poi, che la qualità delle rotaie è a dir poco infima, complice l’obsolescenza delle stesse: sebbene i viaggiatori paghino (e parecchio!) per spostarsi servendosi delle ferrovie territoriali, essi si ritrovano, sistematicamente, bloccati in mezzo alla campagna, poiché, a fronte della manutenzione alquanto maldestra, la strada ferrata presente lungo i vari tragitti EAV non permette ai convogli di raggiungere una velocità più sostenuta o, addirittura, li costringe a lunghe soste in piena campagna (od in galleria) per permettere al personale tecnico d’intervenire con qualche rattoppo di certo non risolutivo.
Per non parlare dei sedili: il viaggiatore medio delle linee più frequentate – ammesso che riesca a sedersi, dato che le vetture sono stracolme di passeggeri…e nessuno effettua i dovuti controlli (si ricordi, a tal riguardo, che ogni convoglio ha un numero
massimo di posti, vuoi a sedere vuoi all’impiedi, riportato su un’apposita targhetta!) – si trova, infatti, a dover occupare poltrone rigide (o addirittura in vetroresina), di certo non salutari per la schiena di
tanti. A furia di viaggiare, dunque, si corre il pericolo di andar soggetti a deformazioni della spina dorsale, come scoliosi, cifosi, lordosi, e traumi simili. 

CONCLUSIONI

Orientare la propria preferenza verso il treno costituisce senz’altro un indice di altruismo e responsabilità, poiché al giorno d’oggi bisogna ragionare in un’ottica sostenibile; si auspica, tuttavia, che le problematiche messe in luce dagli scriventi vengano seriamente recepite da chi di dovere, onde scongiurare spiacevoli conseguenze che potrebbero seriamente compromettere tanto l’immagine della nostra rete ferroviaria (oltreché dei vettori) quanto la salute di personale ed utenza. Tutto quanto riferito, davvero non si comprende come sia ammissibile sanzionare un viaggiatore senza biglietto e poi lasciare indenne l’inefficiente sistema ferroviario. Pare quanto mai assurdo gravare il viaggiatore, tanto disagiato e leso nella sua persona, ed allo stesso tempo richiedere obbligatoriamente il pagamento di un importo a fronte di un servizi Omai reso e assolutamente INESISTENTE!!!!!

 Con la presente, dunque, si chiede

1. alla società dell’ Ente Autonomo Volturno e  Trenitalia:
– di indicare le modalità e le tempistiche dei controlli  effettuati sui treni della Cumana, Circumflegrea e Circumvesuviana;
– di indicare le modalità e le tempistiche dei controlli sul numero delle passeggeri per ogni corsa;
– di indicare le modalità e le tempistiche dei controlli effettuati sulla stazione per evitare fenomeni di vandalismo, violenza, nonché uso di sostante illegali;
– di indicare le motivazioni dei ritardi nelle corse dei treni, quotidiane e sempre più frequenti;
– controlli tutti attinenti la corretta manutenzione, pulizia, oliatura dei binari e  delle rotaie da parte del personale tecnico.

2. al Ministero dei Trasporti Pubblici
-di indicare controlli effettuati sul personale dirigente
-di indicare tutte le sanzioni commissionate nei casi di frequenti inefficienze
-di rendere noto le misure atte a risolvere i disservizi, noti e  frequenti.

In mancanza di risposte concrete in merito, profilandosi chiare inadempienze e violazioni normative (sotto il profilo della responsabilità amministrativa, penale e civile)non si esiterà ad agire in danno delle strutture ferroviarie, compulsando le competenti Autorità Giudiziarie – civili e penali, per la tutela anche risarcitoria dei diritti e degli interessi dei cittadini come singoli e come categoria. Si precisa che, elasso senza motivo alcuno il termine di 10 (dieci) giorni dalla presente, si procederà a richiedere i danni biologici  (danni da patologia) e morali subiti e subendi dai pendolari ( danno da stress per l’attesa e/o per il viaggio in condizioni disagevoli, danni da ritardi per omessa manutenzione, danno da disagio per omesso controllo in merito al numero dei passeggeri ed per omessa pulizia, danni per omesso controllo in generale quale causa di vandalismo, violenza e fenomeni sociali similari) e dai soggetti transitanti e/o abitanti delle zone limitrofe, ai proprietari degli immobili colpiti da danni acustici e danni da fuliggini per mancata oliatura delle rotaie e dei binari. Tanto ritenuto doveroso esporre e confidando in sollecito riscontro alla presente, l’occasione è gradita per porgere cordiali saluti.

Dott. Adriano J. Spagnuolo Vigorita

Avv .Riccardo Vizzino – Cassazionista -Responsabile nazionale di Civicrazia contro le truffe

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