
Nel libro-dialogo con Mario Lamboglia, Gianni Pittella ripercorre quasi cinquant’anni di impegno pubblico. Tra memoria personale e grandi trasformazioni, emerge una domanda rivolta soprattutto ai giovani: quale spazio può avere oggi la partecipazione politica?
Un paese della Basilicata e le istituzioni europee possono sembrare due mondi lontani. Nella storia di Gianni Pittella, invece, Lauria e Bruxelles sono legate da un’idea precisa: la politica ha senso quando riesce a mettere in relazione le comunità con le decisioni che riguardano il loro futuro.
È questo uno dei temi che attraversano Mi chiamo Gianni. L’impegno politico, il profilo umano, l’esperienza vissuta e lo sguardo verso il futuro, il volume pubblicato da Guida e costruito come un dialogo tra Pittella e il giornalista Mario Lamboglia. La prefazione di Roberta Metsola introduce un racconto che attraversa la vita privata e quella pubblica dell’ex europarlamentare, senza ridurlo a una successione di incarichi.
La scelta della conversazione dà al libro il suo ritmo. Lamboglia accompagna Pittella tra ricordi familiari, formazione politica, incontri, successi e sconfitte. In una intervista a LaC News24, Pittella spiega di aver voluto questa forma per raccontare anche emozioni, dubbi ed errori: aspetti che un’autobiografia istituzionale rischierebbe di lasciare sullo sfondo.
Il Sud come punto di partenza
Le radici lucane occupano un posto centrale nel racconto. Lauria è il luogo della famiglia, delle letture, delle amicizie e delle prime discussioni politiche. È lì che prende forma un modo di intendere l’impegno pubblico fondato sul confronto diretto con le persone.
Il legame con il Mezzogiorno accompagna Pittella anche durante gli anni trascorsi al Parlamento europeo. Nell’intervista, riassume il senso di questo percorso con una frase: «Ho portato il Sud in Europa e l’Europa nel Sud». Per lui, l’identità locale e l’orizzonte europeo si rafforzano a vicenda; il Mezzogiorno può trovare nell’Europa uno spazio per esprimere le proprie potenzialità e assumere un ruolo nel Mediterraneo.
Questa prospettiva dà unità a esperienze molto diverse: il lavoro nelle istituzioni, i viaggi nei territori, l’ascolto delle comunità e, più tardi, l’impegno come sindaco di Lauria. Nel libro le questioni internazionali convivono con le richieste quotidiane dei cittadini. Una strada da sistemare o un servizio da migliorare possono diventare, per chi amministra, il problema più urgente della giornata.
L’uomo dietro gli incarichi
Accanto alla dimensione politica, Mi chiamo Gianni lascia spazio alla famiglia, agli affetti e al costo personale di una vita trascorsa tra viaggi e responsabilità pubbliche. Pittella riconosce che, ripercorrendo la propria storia, è emerso soprattutto il legame con le sue radici e con le persone che l’hanno accompagnato. Ricorda inoltre la passione, i valori del socialismo democratico e della dottrina sociale della Chiesa tra i riferimenti che hanno orientato il suo percorso.
Il volume prova così a raccontare che cosa significhi dedicare molti anni alla politica: le battaglie condotte, ma anche le relazioni costruite, le scelte difficili e ciò che si comprende guardando indietro.
Una conversazione rivolta al futuro
Il libro si apre infine alle domande del presente: la sfiducia nelle istituzioni, le disuguaglianze, i populismi e il futuro dell’Europa. Nell’intervista Pittella insiste sulla necessità di difendere ogni giorno la democrazia e invita i giovani a non rinunciare a una visione del futuro. Il suo auspicio è che queste pagine incoraggino qualcuno a interessarsi alla cosa pubblica e a partecipare.
È qui che il racconto di una carriera diventa una riflessione più ampia. Quando terminano gli incarichi, l’esperienza può ancora essere condivisa; le idee possono essere discusse e trasmesse. Mi chiamo Gianni affida al lettore proprio questa possibilità: considerare la politica un’attività fatta di ascolto, responsabilità e presenza, alla quale le nuove generazioni possono dare forme nuove.




